Attività del lavoratore autonomo

Comunicazione tecnica a cura dell'Arch. Giovanni Matteazzi (formatore docente sul lavoro, R.S.P.P. Coordinatore Safety & Health, direttore tecnico di cantiere attestato)


RIFLESSIONE OPERATIVA 


Da sempre segnalo che operare con "lavoratori autonomi" risulta essere un grave rischio; il lavoratore autonomo ha maggiori situazioni di infortuni con lesioni invalidanti e/o mortali rispetto ad altre categorie. Nella Regione Veneto nel settore "comparto costruzioni" i casi mortali degli autonomi risultano essere il 17% del totale.

L'incidenza di casi mortali ogni 100.000 addetti risulta essere 9,5 contro 3,5 degli addetti non autonomi. La situazione diventa sempre più pesante e drammatica; segnalo pertanto, come esempio, purtroppo, tre operatività ove verificatosi caso mortale:

- operazione di manutenzione su ascensore di un albergo: terminati i lavori e riattivato l'impianto ascensore, il lavoratore autonomo si portava all'interno del vano di scorrimento del contrappeso, per raccogliere gli attrezzi utilizzati in precedenza e dimenticati. Nel mentre si verificava quanto sopradescritto, l'ascensore veniva attivato, provocando la discesa del contrappeso che schiacciava il lavoratore, provocandone il decesso. 

- attività in copertura di addetto autonomo: il lavoratore autonomo accedeva con l'uso di una piattaforma autosollevante alla copertura di un capannone che presentava infiltrazioni d'acqua. Il Committente ha dichiarato, dopo l'infortunio, che l'addetto "lavoratore autonomo" doveva solo valutare l'entità della anomalia e preventivare i lavori. Di fatto sul tetto invece è stata trovata una bombola GPL con guaina bituminosa srotolata, che ha fatto invece presupporre l'inizio di lavori, non autorizzati e quindi con lo sbarco dalla piattaforma alla copertura.

Essendo il tetto non portante e non essendo stati approntati percorsi attrezzati per camminare e stazionare in sicurezza sulla copertura, il lavoratore autonomo ha sfondato la copertura stessa, precipitando al suolo e decedendo.

- sostituzione di una lampada di emergenza sopra portone interno maglificio: il "lavoratore autonomo" si apprestava alla sostituzione della lampada, avendo in vicinanza una macchina da maglieria che non permetteva l'utilizzo di trabattello, né poteva essere usata una PLE; il lavoratore autonomo decide allora di utilizzare un elemento di una scala all'italiana, che però doveva posizionare con una inclinazione superiore a quelle previste dalla buona prassi regola d'arte per poter scavalcare la macchina. Saliva sopra la scala, senza vincolarla e farla trattenere alla base del piede da altro operatore, essendo questa particolarmente inclinata. Quando il "lavoratore autonomo" si trovava ad un'altezza di circa ml.4, la scala è scivolata via e lui è caduto a terra, sbattendo violentemente sulla pavimentazione. La scala risultava marcata CE e a norma, ma l'addetto non indossava il casco durante la fase lavorativa. La morte dello stesso avveniva dopo circa due ore di agonia.


In qualità di R.S.P.P. – Consulente Esterno ho segnalato tre episodi proprio per individuare la necessità non solo della sicurezza, ma anche della prevenzione sul lavoro. Purtroppo il lavoratore autonomo si considera sempre il più bravo, il più esperto e non necessitante di uso D.P.I. perché non funzionali e soprattutto il lavoratore stesso reputa non necessaria una formazione specialistica e le Associazioni di categoria latitano !!!


UTILIZZO IMPROPRIO DEL LAVORATORE AUTONOMO

Si indica che si può avere un utilizzo improprio del lavoratore autonomo: 

• inidoneità appalto: "quando un committente affida la realizzazione dei lavori ad un Lavoratore Autonomo pur sapendo che, data la tipologia dei lavori affidati, il lo stesso dovrà necessariamente avvalersi di altro personale (lavoratori autonomi e/o altre imprese);

• prestazione di manodopera: quando il Lavoratore Autonomo viene impiegato da un'impresa come mero prestatore di lavoro; 

• società di fatto: quando il Lavoratore Autonomo ottiene in appalto un lavoro che da solo non sarebbe in grado di portare a termine e, quindi, chiama in suo aiuto altri lavoratori autonomi".


L'intervento, che riporta anche i criteri per verificare l'idoneità tecnico professionale dei lavoratori autonomi(allegato XVII, D.Lgs. 81/2008) e ricorda il contenuto della Circolare del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali n. 16 del 04 luglio 2012, indica in merito alla prestazione di manodopera che "si ha prestazione di manodopera quando il lavoratore autonomo svolge la propria attività sotto la direzione altrui, senza alcuna autonomia operativa. Quando la natura del contratto è un'attività lavorativa e non un risultato. È il caso di un'impresa che utilizza i lavoratori autonomi per eludere le norme poste a tutela del lavoro subordinato, intendendo così risparmiare sui costi dei contributi, malattia, ferie, ecc.".


La Circolare 16/2012 ha fissato "3 indicatori che possono far presumere la non genuinità del lavoro autonomo: 

• inadeguatezza dell'elemento organizzativo e strumentale. Cioè va provato il possesso e/o disponibilità di macchine e attrezzature 'consistenti' quali ponteggi,macchine edili ecc.; 

• monocommittenza; 

• l'esecuzione di fasi fondamentali del ciclo produttivo".


E riguardo infine alle società di fatto, che da parte di tutti non vengono considerate e soprattutto non valutate nella gravità esecutiva "qualora il lavoratore autonomo eserciti la propria attività in collaborazione con altri Lavoratori Autonomi, che pur non essendo dipendenti svolgono sotto la sua direzione, lavori di ugual natura all'interno di un cantiere, si configura il caso di vere e proprie società di fatto in cui il primo dei soggetti citati si connota come datore di lavoro degli altri. Ciò presuppone una situazione di interdipendenza l'uno dall'altro, facendo cadere il requisito dell'autonomia, configurando conseguentemente, una impresa di fatto, soggetta all'applicazione di tutte le disposizioni previste dalla normativa prevenzionistica (non più solo l'art. 21)".

Insomma si rende necessaria una "verifica di fatto: oltre che di diritto della reale posizione giuridica del lavoratore autonomo, Impresa affidataria e/o Impresa esecutrice, ai sensi della definizione ex articolo 89 comma 1 lettera i) ed i-bis) del D.Lgs. 81/08, nel caso in cui questa assuma con propria capacità organizzativa, disponibilità di forza lavoro di macchine e di attrezzature il compimento di un'opera o di un servizio verso un corrispettivo in danaro, in regime di appalto o sub-appalto".


In conclusione, segnalo la recente Legge n. 81 del 22 maggio 2017 recante "Misure per la tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale e misure volte a favorire l'articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato". Ricordo inoltre la necessità funzionale dell'attenta verifica della idoneità tecnica professionale (I.T.P.) del lavoratore autonomo, come da All. XVII comma 2 D.Lgs. 81/08 s.m.i.. 

Devo, con la massima severità del caso ricordare quanto sopra, proprio nell'ottica di non cadere nel tranello di considerare che per il lavoratore autonomo non risulti necessaria attività formativa, idoneità sanitaria e quant'altro. All'uopo seguirà idoneo documento da inserirsi nel M.O.G. proprio per tutelare il Datore di Lavoro anche nel caso di "lavoratore autonomo" operativo anche con coadiuvante familiare ! 


Si rimane a disposizione per qualsiasi chiarificazione in merito. 


Arch. Giovanni Matteazzi

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